Le Idi di Marzo

"Non giudicava i soldati dai costumi o dall’aspetto, ma solo dalle loro
forze, e li trattava con pari severità e indulgenza. Non li
costringeva, infatti, all’ordine sempre e ovunque, ma solo di fronte al
nemico: soprattutto allora esigeva una disciplina inflessibile, non
preannunciando mai il momento di mettersi in marcia né quello di
combattere, ma voleva che i suoi uomini fossero sempre vigili e pronti
a seguirlo in qualsiasi momento ovunque li avesse condotti. Si
comportava così anche senza un motivo, e specialmente nei giorni
piovosi o festivi. Talvolta, dopo aver ordinato ai soldati che non lo
perdessero di vista, si metteva in marcia all’improvviso, di giorno
come di notte, e forzava il passo per stancare chi avesse tardato a
seguirlo.

 Quando i suoi erano atterriti dalle voci sulle forze dei nemici,
non li incoraggiava negandole o sminuendole, ma anzi le esagerava e
raccontava anche frottole. Così, quando tutti erano terrorizzati
nell’attesa dell’esercito di Giuba, riuniti i soldati in assemblea
disse: "Sappiate che tra pochissimi giorni arriverà il re con dieci
legioni, trentamila cavalieri, centomila armati alla leggera e trecento
elefanti. Quindi, la smettano certuni di chiedere e fare congetture, e
diano retta a me, che sono ben informato. Altrimenti li farò imbarcare
sulla più vecchia delle navi e li farò abbandonare senza meta in balìa
dei venti.

Non teneva conto di tutte le mancanze, e non le puniva tutte con
la stessa severità. Mentre si accaniva, infatti, nel perseguitare
disertori e sediziosi, era molto indulgente con gli altri. Dopo grandi
vittorie, a volte dispensava le truppe da tutti i loro doveri, e
permetteva che si abbandonassero ad una sfrenata licenza. Era solito,
infatti, vantarsi dicendo: "I miei soldati sanno combattere bene anche
se si profumano". Nei suoi discorsi, inoltre, non li chiamava soldati
ma commilitoni, termine ben più lusinghiero. Voleva anche che fossero
ben equipaggiati, e dava loro delle armi decorate con oro e argento
tanto per aumentare il loro prestigio quanto perché in combattimento
fossero ancora più tenaci, spinti dal timore di perdere armi tanto
preziose. Era tanto affezionato ai suoi soldati che, venuto a sapere
della disfatta di Titurio, si lasciò crescere la barba e i capelli
senza tagliarli se non dopo aver compiuto la sua vendetta." (tratto da
Cesare di Svetonio)


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Una risposta a Le Idi di Marzo

  1. Carmen ha detto:

    Talvolta, dopo aver ordinato ai soldati che non lo perdessero di vista, si metteva in marcia all\’improvviso, di giorno come di notte, e forzava il passo per stancare chi avesse tardato a seguirlo.Beh tornata da poco dal lavoro…mi sento proprio un soldato stasera…..in marcia verso la meta…A volte è così arduo il cammino ma se ne vale la pena credo si debba sempre provare…Citerei… "Volere e potere….

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